CULTURA | ADALBERTO SAMPAOLO | Mostra di pittura

Adalberto Sampaolo, artista a tutto tondo dall’eclettica creatività, incarna non solo con le opere, ma con la sua stessa vita quella sintesi di originalità e cultura che fa dell’essere treiesi un’arte.

Ad un anno dalla scomparsa, la sua città lo ricorda con una mostra inserita nel cartellone della XXXIV Disfida del Bracciale ed allestita laddove Treia esprime le sue radici più profonde: il Museo Archeologico.

Nato nel 1924, dalle finestre della casa paterna che guarda sulla splendida Piazza della Repubblica ha assistito fin da bambino alla rappresentazione poetica, provinciale quanto autentica di una quotidianità aperta sull’infinito che gli rimarrà sempre nel cuore insieme alle messi rigogliose ed al vociare di animali e contadini del podere di famiglia nella vicina campagna.

Mario Lepore, grande pittore e critico d’arte, scrive che “c’è in lui, marchigiano, autodidatta, isolato con un certo gusto di andare controcorrente forse deliberato, forse inconscio, non soltanto l’immediatezza e la freschezza nel guardare ed esprimere la realtà che ha intorno, ma anche un certo accento popolaresco che spesso fa capolino ma senza essere dialetto, anzi, il contrario”.

Le storie su tela di Samapolo sono l’intensa testimonianza della complessa parabola artistica ed umana che l’ha visto esprimersi come musicista, fotografo, scultore e, soprattutto, pittore.

L’amico pittore Domenico Fratini, anche lui treiese, nel suo breve intervento commemorativo all’inaugurazione della mostra, ne ricorda anche l’apparente distacco dalle cose e la naturale eleganza che lo avevano portato ad essere anche un apprezzato modello.

Il percorso della mostra, frutto della collaborazione tra Comune di Treia, Ente Disfida del Bracciale, gli amici Luciano Lisandroni e Nicola Orazi nonché della disponibilità dei proprietari di alcune tra le opere più significative, ripropone il gusto di Sampaolo per le figure matronali di solide contadine e lavandaie come di spose e giocatori di bracciale, l’uso sapiente e fotografico dei colori come dei caratteristici i bianchi, la capacità ante litteram di reinventare come tela oggetti di recupero in legno come sportelli o ripiani di vecchie madie.

Tra nature morte e maschere, scene da matrimoni ed ateliers di moda, uno straordinario gioco dell’oca a dimostrare come, in fondo, quale che sia il percorso che la vita ci riserva tra certezze e casualità, esperienze e ricordi stanno lì, colore su colore, a raccontare chi siamo.

 

 

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